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04.03.06

Nuove Sensazioni

Dopo diverse settimane in cui continuarono i nostri incontri, soprattutto con Maria e saltuariamente con Nina, Maria mi disse che stava diventando un po’ monotono, che era un po’ stufa di fare sempre sesso a letto o sotto la doccia.
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Disse che voleva qualcosa di diverso, voleva provare nuove sensazioni. Le risposi che per il nostro prossimo incontro (avevo a disposizione almeno 3 giorni) avrei pensato a qualcosa… Non fu evidente come sembrava, in testa mi frullavano molte idee, ma dovevo sceglierne una e prepararla nei dettagli. Dapprima pensai di farlo anziché a letto o sotto la doccia, sul tavolo di cucina o per terra su un tappeto, o in macchina, ma poi l’idea mi sembrò piuttosto possa. Avevo pensato anche di farlo in un luogo pubblico, ad esempio in un parco o nei bagni della stazione, ma l’idea di essere visti da chiunque non mi andava molto a genio e inoltre avrebbe potuto vederci qualcuno che ci conosceva e rivelarlo ai quattro venti con le spiacevoli conseguenze che potete immaginare. Infine ebbi un’idea brillante (o perlomeno avevo la speranza che lo fosse). Dapprima dovetti procurarmi alcune cose: delle manette, una corda, una benda per gli occhi, un vibratore, delle forbici e un barattolo di panna montata. Quando con Maria arrivammo a casa mia, le dissi che come promesso le avrei fatto provare qualcosa di nuovo, ad una condizione… avrebbe dovuto ubbidirmi senza protestare altrimenti avrei interrotto il gioco e se lei voleva che per qualche motivo lo interrompessi il gioco avrebbe dovuto pronunciare la parola STOP. La condussi in camera e le chiesi di togliersi soltanto le scarpe e il maglione, sotto il maglione portava una maglietta giallo limone che lasciava intravedere il reggiseno nero. Presi la benda e le bendai gli occhi, capivo che avrebbe voluto protestare, ma non lo fece. Le slacciai il bottone dei jeans e abbassai la zip, vi infilai la mano, seguendo con le dita il contorno degli slip, poi le abbassai i pantaloni, facendole alzare prima un piede poi l’altro per liberarmene completamente. Infilai le mani sotto la maglietta per alzargliela e le dissi di alzare le braccia per potergliela togliere. Portava slip e reggiseno combinati neri, volutamente non glieli tolsi subito, volevo prolungare l’attesa. La condussi verso il letto e la feci sdraiare sulla schiena, le afferrai prima un braccio poi l’altro per ammanettali alla testiera del letto, avendo avuto l’accortezza di mettergli sotto le manette dei polsini di stoffa, tipo quelli dei tennisti, per non provocarle eccessivo dolore. Le divaricai le gambe e le legai con una corda morbida al fondo del letto. Vidi dalla sua espressione che non era molto contenta, si sentiva completamente bloccata, in balia delle mie voglie.

Presi le forbici, le appoggiai sulla sua pelle, percorrendo il contorno degli slip, ebbe una contrazione di paura, la tranquillizzai dicendole che non le avrei fatto del male, ma era l’unico modo per toglierle l’intimo… Protestò… disse che l’aveva appena comprato apposta per me e per questa serata, le risposi che ne ero molto onorato e che l’avrei conservato come ricordo della serata, ma ora dovevo toglierglielo in qualche modo. Tagliai le spalline del reggiseno e infilai entrambe le mani sotto la sua schiena per slacciarlo, inarcò quel poco che poteva la schiena. Tagliai lateralmente anche gli slip e li strappai da sotto il suo sedere. Era completamente nuda e io potevo disporre del suo magnifico corpo come volevo! Sfioravo il suo corpo molto leggermente con le mani, facendole solletico, partii dalle braccia, scesi verso le spalle e il collo per poi arrivare nella zona del seno dove mi soffermai più a lungo percorrendone dapprima più volte il contorno e poi le tette e i capezzoli, finché non li sentii duri… Rabbrividiva per il solletico e gemeva, non so se a causa del solletico o del piacere che provava toccandole le tette, probabilmente era un misto delle due cose. Intanto vedevo che dalla sua vagina iniziavano a colare i primi umori. Continuai verso il ventre, si contorceva per tentare di sottrarsi al solletico, ma inutilmente… scesi verso l’inguine e via via fino in fondo alle gambe. Quando arrivai sotto i piedi fece uno scatto, ma la corda era ben salda. Non parlava… a tratti emetteva solo qualche mugolio. Presi il barattolo di panna montata, la cosparsi di panna la zona vaginale, tutto il ventre e il seno, fino a svuotare il barattolo. Iniziai a leccarla attorno al suo buchetto, il gusto della panna era mescolato a quello dei suoi umori che fuoriuscivano, volevo condividerlo con lei, le dissi di aprire la bocca e vi infilai la mia lingua, che andò a intrecciarsi con la sua. Dopo aver ripulito per bene con la lingua la zona vaginale dalla panna, presi il vibratore, lo lubrificai con i suoi umori e glielo infilai nella passera, dapprima muovendolo avanti e indietro, poi lo infilai completamente dentro. Continuai a ripulirla dalla panna con la lingua e ogni tanto con un cucchiaio ne facevo mangiare anche a lei. Continuava a contorcersi, sia per l’effetto del vibratore infilato nella passera, sia per la mia lingua che percorreva tutto il corpo. Poco prima che arrivasse all’orgasmo, sapientemente le estrassi il vibratore, per mantenerla eccitata e prolungare l’attesa. Rimaneva ancora della panna sulle sue tette, le succhiai avidamente e strinsi leggermente con i denti i capezzoli che erano ritti come chiodi. Le inserii nuovamente il vibratore e nel contempo le stuzzicavo il clitoride con le dita. Lei continuava a gemere e mugolare e infine si contorse in un orgasmo assai copioso accompagnato da un urlo liberatorio, le estrassi il vibratore e avvicinandomi al suo buchino cercai di raccogliere con la bocca il più possibile del suo seme. Dopo l’orgasmo ansimava e sembrava sfinita, decisi di lasciarle un attimo di pausa, la abbracciai appoggiando la mia testa sul suo seno, restammo immobili in quella posizione per alcuni minuti.

Quando sentii che il suo respiro aveva ripreso un ritmo normale, le dissi che ora toccava a me godere. Mi spogliai dei boxer che ancora indossavo e mi misi a cavalcioni sopra di lei, in modo che il mio pene già assai eretto andasse a sfiorare le sue tette che tornarono a indurirsi. Per un attimo pensai all’idea di infilarglielo in bocca, ma sapevo che non le piaceva e non era nemmeno la mia specialità preferita… allora continuai per un po’ a stuzzicarle le tette che si irrigidivano sempre più e dalla vagina ricominciava a uscire il suo umore. Mi spostai in maniera da poterla scopare, la posizione non era la più comoda, ma non importava. A causa della posizione in cui si trovava, il suo bucchetto era già estremamente allargato, infilai il mio membro che molto facilmente arrivò in fondo… presi a stantufare su e giù e infilai le mani sotto il suo sedere stuzzicandole con le dita il buchino dietro. Il suo respiro si faceva sempre più veloce, alternava gemiti e urla di piacere, finché venne in un primo copioso orgasmo, ma io non ero ancora soddisfatto, ci volle quasi un quarto d’ora prima che io venissi (devo ammettere che dalle prime volte con Maria (vedi capitolo 1) avevo imparato molto bene a controllarmi), lei nel frattempo aveva avuto altri due orgasmi, finché venni anch’io inondandola del mio sperma. Estrassi il mio membro, dalla sua passera colavano il suo e il mio liquido. Era esausta, quasi inerme, la abbracciai ancora una volta finché si riprese, ci scambiammo un lungo bacio poi le dissi che era finito. La liberai dalle manette, dalle corde e dalla benda, le porsi un accappatoio e le dissi di andare a farsi una doccia. Dopo circa un quarto d’ora uscì dalla doccia indossando solo l’accappatoio, mi fece notare che non aveva più la sua biancheria intima, ma avevo pensato anche a questo, presi un pacco regalo che avevo preparato, glielo porsi dicendole che era per ringraziarla della serata. Lo aprì, era un completo intimo rosso semi trasparente, le dissi “spero che sia della tua taglia…”. Lo indossò, stava benissimo! Si rivestì, prima di andarsene ci abbracciammo a lungo e mi sussurrò all’orecchio “E’ stato molto emozionante”. Le chiesi di parlare della nostra serata con Nina, e di farmi sapere se anche lei desiderava una serata del genere.

Arrivati davanti alla porta del mio appartamento, facendo attenzione che nessuno ci vedesse, le bendai gli occhi, non volevo che vedesse la sbarra. Fece un gesto di stizza, non capiva perché non attendevo di essere in casa… le dissi semplicemente di stare tranquilla. Entrammo in casa, le chiesi se prima di iniziare volesse bere qualcosa, rifiutò. Allora le dissi che da quel momento entravano in vigore le regole che le avevo spiegato. Nina indossava un maglioncino giallo scuro, dei blue jeans e delle scarpe nere, classiche, con un paio di centimetri di tacco. Facendole alzare le braccia, le sfilai il maglione, sotto portava una camicetta bianca che lasciava intravedere un reggiseno azzurro. Le slacciai i jeans e abbassai la zip, come prevedevo anche i suoi slip erano azzurri. Le abbassai i jeans, sfiorando con le mani il suo culetto. Le feci alzare prima un piede e poi l’altro, scalzandogli contemporaneamente le scarpe e i jeans; in seguito le slacciai la camicetta e portando le mani sulle sue spalle la lasciai cadere a terra, poi abbassai le spalline del suo reggiseno. A questo punto la condussi verso la sbarra, che era abbassata a circa un metro da terra, con la corda legai i suoi polsi alla sbarra, diede uno stratto con l’intento di liberarsi, inutilmente. Ruotando l’apposita manovella, cominciai a sollevare la sbarra e le sue braccia assieme. Mi fermai solo quando i suoi piedi erano staccati da terra, a questo punto sgambetto freneticamente, ma non serviva nulla, era appesa come un salame. A questo punto mi accorsi di un problema che non avevo previsto, lei era alta circa 1.80 e appesa in questo modo c’erano almeno 30 centimetri di differenza tra noi; il mio viso arrivava all’altezza dei suoi seni, era tutt’altro che brutta come visione, ma non avrei potuto baciarla e nemmeno scoparla… Pensavo ad una sedia, ma il mio spazio di movimento sarebbe stato troppo piccolo. Non senza fatica spostai il tavolino in legno massiccio, alto circa 50 cm e il problema era risolto. Salii sul tavolino, la cinsi con le braccia per slacciarle il reggiseno e iniziai a stuzzicali i capezzoli con le dita, sentendo che si irrigidivano, lei iniziava a emettere qualche mugolio. Le sue mutandine erano già bagnate, gliele sfilai. Vidi che non era depilata, le ricordai che le avevo detto che avrei sempre voluto vederla depilata; con fatica mi rispose che non aveva fatto a tempo a farlo la sera prima. Le dissi che ci avrei pensato io, emise un gemito di disapprovazione… andai a prendere una forbice, la schiuma e una lametta. Con la forbice le tagliai tutto il pelo, lasciandone solo qualche millimetro, cosparsi la zona vaginale con la schiuma e iniziai a raderla, lasciando solo una sottile striscia di peli attorno alla passera. Ripulii la schiuma che rimaneva, ero soddisfatto del lavoro che avevo fatto!

Postato da MiKy il 13:37